Alberto Mario

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca

«Lo abbiamo sepolto, al raggio velato del sole di giugno, lo abbiamo sepolto tra i fiori e il verde e i profumi della superba vegetazione del suo Polesine, presso la casa degli avi suoi, nel suo giardino.
Ora non ho più ritrovi da dargli; ora non mi resta che raggiungerlo nel riposo senza fine.
»

Alberto Mario

Alberto Mario (Lendinara, 4 giugno 1825Lendinara, 2 giugno 1883) è stato un patriota, politico e giornalista italiano.

La moglie Jessie White
Adria, Lapide commemorativa dedicata ad Alberto Mario
L'ultima residenza di Alberto Mario a Lendinara
Monumento dedicato ad Alberto Mario a Lendinara

Erede di una nobile famiglia di origini ferraresi, nacque il 4 giugno 1825 a Lendinara (RO), in un grande edificio seicentesco nell'attuale via Cavour, ove oggi una targa lo ricorda. Visse una giovinezza gaia e spensierata[1]. Frequentò le locali scuole dei Padri Cavanis dell'Ordine degli Scolopi e poi il seminario di Rovigo, ma lo studio gli era allora assai indigesto.[2] Nel 1844 si iscrisse all'Università di Padova. Scelse prima matematica, poi legge, ma l'unica cosa che gli interessava era la Storia[3]. L'8 febbraio 1848 partecipa attivamente alle manifestazioni, tanto da essere costretto a riparare a Bologna, dove si unisce agli studenti volontari aggregati alle truppe di Pio IX.

Combatte contro gli austriaci a Bassano del Grappa, Treviso e Vicenza. Dopo il fallimento della campagna, ripara a Milano dove conosce Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini.

Negli anni che vanno dal 1849 al 1857, Mario soggiornò a lungo a Genova insieme agli altri patrioti in esilio. Dopo aver passato alcuni mesi nel carcere di Sant'Andrea a Genova per il fallimento dei progetti rivoluzionari, Mario si trasferì a Londra dove nel 1858 sposò Jessie White, giornalista corrispondente del London Daily News.[4] Con la moglie intraprese una serie di viaggi che lo portarono anche negli Stati Uniti dove perorò la causa risorgimentale.

Tornato in Italia, dopo aver passato qualche giorno in prigione, fu espulso dal Regno di Sardegna e riparò a Lugano, dove si trovavano Mazzini e Carlo Cattaneo. Lì Mario assunse la direzione dell'organo mazziniano Pensiero ed azione. Mario, con la moglie, riuscì ad imbarcarsi per la Sicilia per raggiungere Garibaldi con la seconda spedizione capitanata da Medici.

Convinto federalista, Mario teorizzava la necessità di abbattere le "satrapie burocratiche" del centralismo italiano, allo scopo di realizzare una legislazione articolata, adatta a garantire l'autogoverno di istituzioni decentrate come regioni e comuni.[5]

Passato in Calabria, ebbe il compito di reprimere le rivolte dei contadini fedeli ai Borboni. Nel 1862, Mario scrisse La camicia rossa, memoriale sulla spedizione dei Mille pubblicato in lingua inglese. Partecipò alla campagna del 1866 al comando di alcune unità di flottiglia sul Lago di Garda.

Nel gennaio del 1863 fu eletto alla Camera dei deputati del Regno d'Italia nel collegio di Modica, ma tramite una lettera di dimise l'11 marzo. Nella lettera dichiarava che "essendo egli di fede repubblicana non accettava la deputazione"[6].

Nel 1867 fu con Garibaldi a Monterotondo e a Mentana.

Compiutasi l'unità d'Italia, si dedicò a tempo pieno al giornalismo: diresse La Provincia di Mantova (1872-1874), la Rivista Repubblicana (1878-1879), la Lega della Democrazia (1880-1883) sempre su posizione federaliste, seguace di quel Cattaneo che aveva celebrato nel 1870, a un anno dalla morte, con un libro dal titolo significativo, La mente di Carlo Cattaneo.

Dal 1862 al 1866 risiedette collina di Bellosguardo a Firenze. Dopo l'annessione del Veneto, si ristabilì nella natia Lendinara insieme alla moglie Jessie, impegnandosi per alcuni anni nella vita culturale e nella lotta politica locale come consigliere provinciale di opposizione.[7]

Morì a Lendinara il 2 giugno 1883.

Tomba di Alberto Mario e Jessie White Mario nel cimitero di Lendinara

Sulla sua tomba, ora nel cimitero di Lendinara, la vedova Jessie White volle fosse riportato il seguente brano dell'orazione funebre che Giosuè Carducci tenne di fronte alla salma:

«Da Giuseppe Mazzini
la tenace unità dei propositi
Da Carlo Cattaneo
la feconda varietà degli svolgimenti
Da Giuseppe Garibaldi
l'ardenza pratica dell'azione
Dalla storia d'Italia
la tradizione del governo a popolo
Da se stesso ebbe
la serena intelligenza della vita
dedicata a un ideale superiore
nella dignità del dovere e del sacrificio
Da quando la rivoluzione italiana abbracciatolo
giovinetto oppugnatore di tirannia
lo gittò per diversi esigli
a oggi che la morte lo congeda
dal combattimento di tutti i giorni sulla terra
propugnatore di libertà
non mai sostò né esitò
non mai si volse indietro o inchinò
egli guardava in alto al passato e all'avvenire
Atene senza servi
Venezia senza dieci
Firenze senza frati
erano per Alberto Mario
la patria ideale
Tutta la libertà con tutta la civiltà
la sua repubblica
Egli passa all'avvenire
come il più naturalmente repubblicano degli italiani
come il più artisticamente italiano dei repubblicani»

  • Italia e Francia (1859)
  • La schiavitù e il pensiero (1860)
  • I nostri filosofi contemporanei (1862)
  • La questione religiosa di ieri e di oggi (1867)
  • La mente di Carlo Cattaneo (1870)
  • La camicia rossa (1870)
  • I Mille (1876)
  • Teste e figure (1877)
  • Garibaldi (1879)
  1. ^ [[Jessie White|Jessie White]], Della vita di Alberto Mario, in P. L. Bagatin (a cura di), Tra Risorgimento e nuova Italia, Alberto Mario, un repubblicano federalista, Firenze, Centro Editoriale Toscano, 2000, pp. 401-403.
  2. ^ Ivi, pag. 404
  3. ^ Alberto Mario, L'otto febbraio a Padova, in P. L. Bagatin (a cura di), Tra Risorgimento e nuova Italia, Alberto Mario, un repubblicano federalista, Firenze, Centro Editoriale Toscano, 2000, p. 6.
  4. ^ The letters of William Cullen Bryant, vol. IV, Fordham University Press, p. 111.
  5. ^ Zeffiro Ciuffoletti, Federalismo e regionalismo, Roma-Bari: Laterza, 1994, p. 65
  6. ^ Atti del Parlamento del Regno d'Italia, 1863, p. 5703
  7. ^ A. Nave, Alberto Mario. Il ritorno in provincia (1866-1874), in «Camicia Rossa», XLIII, 1 (ottobre 2022-maggio 2023), pp. 18-24.
  8. ^ Alberto Mario, Scritti politici, A cura e con proemio di Giosuè Carducci, Bologna, Zanichelli, 1901
  • Alberto Mario, Scritti letterari e artistici, scelti e curati da G. Carducci, con biografia a cura di J. White Mario, Bologna, Zanichelli, 1884.
  • Alberto Mario, Scritti politici, scelti e curati da G. Carducci, Bologna, Zanichelli, 1901
  • Cosimo Ceccuti, Alberto Mario e Giosue Carducci, in «Nuova Antologia», CXVIII, luglio-settembre 1983, pp. 329–362.
  • La Repubblica e l'Ideale, Antologia degli scritti di Alberto Mario, a cura di Pier Luigi Bagatin, Lendinara, 1984.
  • Letterio Briguglio, Il federalismo repubblicano di Alberto Mario, Ist. Storia del Risorgimento, Padova, 1994
  • Antonello Nave, Monumenti garibaldini nel Polesine di fine ‘800, in Z. Ciuffoletti (a cura di), Garibaldi e il Polesine tra Alberto Mario, Jessie White e Giosue Carducci, atti del XXX convegno di studi storici, Lendinara e Rovigo, 26-27 ottobre 2007, Rovigo, Minelliana, 2009, pp. ivi, pp. 56-65
  • Pier Luigi Bagatin, Le camicie della libertà. La campagna garibaldina del 1860 secondo Alberto Mario, in Z. Ciuffoletti (a cura di), Garibaldi e il Polesine tra Alberto Mario, Jessie White e Giosue Carducci, atti del XXX convegno di studi storici, Lendinara e Rovigo, 26-27 ottobre 2007, Rovigo, Minelliana, 2009, pp. ivi, pp. 81-98.
  • Antonello Nave, Per Alberto Mario. Il tributo del Polesine all'autore di “Camicia rossa”, in «Camicia Rossa», XXXI, 1, febbraio-maggio 2011, pp. 25–27.

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]
Controllo di autoritàVIAF (EN14788307 · ISNI (EN0000 0000 8339 4332 · SBN CFIV036237 · BAV 495/77667 · CERL cnp00409980 · LCCN (ENn83212975 · GND (DE120175053 · BNF (FRcb12044855q (data) · J9U (ENHE987007276610805171 · CONOR.SI (SL204992867