Cvjetko Popović

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Foto segnaletica di Cvjetko Popović (1914).

Cvjetko Popović (in serbo Цвјетко Поповић?; Prnjavor, 1896Sarajevo, 9 giugno 1980) è stato un rivoluzionario serbo di origine bosniaca, coinvolto nell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria-Ungheria.

Nacque nell'odierna Bosnia-Erzegovina, a Prnjavor, nel 1896 (il giorno esatto però è ignoto). A 18 anni era studente a Sarajevo quando Danilo Ilić reclutò lui e il suo amico Vaso Čubrilović nel complotto della Giovane Bosnia per assassinare l'arciduca Francesco Ferdinando.[1]

Nikola Pašić, primo ministro del Regno di Serbia, venne a conoscenza del complotto e ordinò l'arresto dei tre uomini; tuttavia i suoi ordini non furono attuati in tempo e i tre arrivarono clandestinamente in Bosnia, dove si unirono agli altri cospiratori Gavrilo Princip, Miško Jovanović e al fratello di Vaso, Veljko Čubrilović, anch'egli coinvolto nell'attentato.

Attentato e arresto

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Domenica 28 giugno 1914 Francesco Ferdinando e sua moglie Sophie Chotek von Chotkowa giunsero in visita a Sarajevo. Popović, come gli altri cospiratori, si trovava appostato per le strade della città, e al passaggio della coppia reale avrebbe dovuto lanciar loro una bomba a mano; tuttavia la densità della folla gli impediva movimenti rapidi, e il rischio di fallire era alto. Popović decise quindi di desistere, e abbandonò l'impresa.[2][3] Poco dopo l'arciduca e la moglie furono assassinati da Gavrilo Princip con due colpi di pistola.

Princip e Nedeljko Čabrinović, esecutori materiali dell'attentato, furono subito catturati e interrogati dalla polizia, rivelando i nomi dei loro compagni cospiratori. Muhamed Mehmedbašić fu l'unico che riuscì a fuggire in Serbia, mentre Popović, Ilić, Jovanović e i fratelli Čubrilović furono a loro volta arrestati e accusati di tradimento e omicidio.

Tutti loro al processo vennero giudicati colpevoli. Secondo la legge austro-ungarica però un criminale di età inferiore ai 20 anni non poteva essere giustiziato, quindi Nedjelko Čabrinović, Gavrilo Princip e Trifko Grabež ricevettero la pena massima di venti anni di carcere, mentre Vaso Čubrilović sedici anni. Popović infine fu condannato a tredici anni da scontare nel penitenziario di Terezín.[1] Ilić, Jovanović e Veljko Čubrilović furono invece condannati a morte e giustiziati nel 1915.

Attività successive

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Popović venne rilasciato quando gli Alleati sconfissero gli Imperi Centrali nel novembre 1918, dopo aver scontato quattro anni della sua condanna.

Dopo la sua scarcerazione Popović divenne professore di filosofia, e infine curatore del Dipartimento di Etnografia del Museo di Sarajevo.[4]

Il 27 giugno 1964, giorno precedente il cinquantesimo anniversario dell'uccisione dell'arciduca, Popović partecipò a una conferenza sull'attentato di Sarajevo, ma non si recò a nessuno degli altri eventi tenuti in tutta la città per l'occasione.[4] In seguito dichiarò che non avrebbe preso parte all'assassinio se avesse saputo che avrebbe scatenato la prima guerra mondiale.[5]

Popović rilasciò una sola intervista sul proprio ruolo nell'assassinio cinque anni più tardi, nel 1969.[2][3]

Cvjetko Popović morì a Sarajevo il 9 giugno 1980,[1] lasciando Vaso Čubrilović come unico assassino sopravvissuto. Čubrilović morì dieci anni e due giorni dopo, l'11 giugno 1990, all'età di 93 anni.

  1. ^ a b c (EN) Necrologio di Cvjetko Popović, su news.google.com. URL consultato il 6 agosto 2013.
  2. ^ a b (EN) Richard M. Sudhalter, Assassination Is Recalled, su news.google.com. URL consultato il 6 agosto 2013.
  3. ^ a b (EN) Ferdinand assassination recalled, su news.google.com. URL consultato il 6 agosto 2013.
  4. ^ a b (EN) Yugoslavs Note Anniversary, su news.google.com. URL consultato il 6 agosto 2013.
  5. ^ (EN) Boris Boskovic, Errors in Assassination Led to First World War, su news.google.com. URL consultato il 6 agosto 2013.

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