Elezioni amministrative in Italia del 1914

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai alla navigazione Vai alla ricerca

Le elezioni amministrative italiane del 1914 si svolsero nel mese di giugno, e furono le prime a celebrarsi a suffragio universale maschile e le ultime prima dello scoppio della Grande guerra.

L'appuntamento interessò tutti i comuni e le province del territorio nazionale, dato che il radicale mutamento del corpo elettorale portato dalla nuova legge amministrativa aveva imposto lo scioglimento di tutti i vigenti consigli.

Il vigente sistema elettorale maggioritario strutturava la competizione in maniera bipolare tra la nuova coalizione di destra formata dai liberali coi clericali di Gentiloni, e la sinistra raccolta intorno al Partito Socialista, mentre la terza via rappresentata dal Fascio democratico imperniato sui radicali ebbe scarse prospettive.[1] Il collegio unico delle comunali creava automaticamente in questo ambito larghe maggioranze consiliari, mentre a livello provinciale la ripartizioni per mandamenti poteva creare risultati più bilanciati.

La formula del Patto Gentiloni ebbe pieno successo, consentendo ai liberali di mantenere la guida dalla larghissima maggioranza delle comunità locali anche dopo l'abrogazione del suffragio censitario, anche se per i socialisti si registrò il primo storico successo nella capitale economica del paese, ossia Milano.[2]

Il sistema elettorale delle comunali era all'epoca ancora formalmente apartitico, basandosi tecnicamente sui soli voti di preferenza individuali. Data tuttavia l'estrema abbondanza di essi, dato che ogni elettore ne aveva in numero pari ai quattro quinti dei seggi consiliari, i partiti si organizzavano in liste di fatto, dato che ogni candidato invitava i propri sostenitori a votare anche per tutti i suoi compagni di coalizione. I risultati sottostanti non si riferiscono dunque ad un inesistente voto per i partiti, ma alla media dei voti dei candidati di ogni lista.

Liste voti voti (%) seggi
Lista costituzionale
  • Partito Liberale Italiano
  • I clericali
  • 31.835 50,8 64
    *49
    *15
    Partito Socialista Italiano 26.781 42,8 16
    Fronte popolare
  • Partito Radicale Italiano
  • Partito Socialista Riformista Italiano
  • 4.024 6,4 -
    Totale 60.109 100,0 80

    Domenica 14 giugno. Fonti: La Stampa

    Liste voti voti (%) seggi
    Partito Socialista Italiano 34.020 45,6 64
    Partito Liberale Italiano 30.876 41,4 16
    Partito Radicale Italiano 8.750 11,7 -
    Partito Repubblicano Italiano 900 1,3 -
    Totale 74.546 100,0 80

    Domenica 14 giugno 1914. Fonti: La Stampa

    Liste voti voti (%) seggi
    Lista costituzionale
  • Partito Liberale Italiano
  • I clericali
  • Associazione Nazionalista Italiana
  • 32.000 50,3 67
    *44
    *20
    *3
    Blocco popolare
  • Partito Radicale Italiano
  • Partito Socialista Riformista Italiano
  • 28.000 44,0 13
    *10
    *3
    Partito Socialista Italiano 3.600 5,7 -
    Totale 63.600 100,0 80

    Domenica 14 giugno 1914. Fonti: La Stampa

    La ripartizione per mandamenti rendeva spesso le elezioni provinciali più equilibrate, perché forniva un numero limitato di voti di preferenza a ciascun elettore, non più di quattro e talvolta solo uno.

    1. ^ I radicali finirono per isolarsi quando ruppero il fronte delle sinistre coi socialisti per cedere alle lusinghe governative di Giovanni Giolitti, ma vennero poi scaricati dal Primo Ministro che concluse la più fruttifera alleanza coi clericali di Gentiloni.
    2. ^ Tra i nuovi consiglieri comunali milanesi del PSI, fu eletto il giovane Benito Mussolini.

    Voci correlate

    [modifica | modifica wikitesto]