Moviemax

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Moviemax Italia
StatoBandiera dell'Italia Italia
Forma societariaSocietà a responsabilità limitata
Fondazione2002
Fondata daRudolph Gentile, Marco Dell'Utri.
Chiusura10 gennaio 2015 (fallimento)
Sede principaleRoma
GruppoMoviemax Media Group
Settorecinematografia
ProdottiDistribuzione e produzione di film

Moviemax Italia S.r.l. è stata una casa di distribuzione e produzione cinematografica italiana appartenente a Moviemax Media Group.

Fondata nel 2002 da Rudolph Gentile e Marco Dell'Utri, l'attività di distribuzione è iniziata nel 2004, concentrandosi a livello nazionale nei settori di cinema, televisione e home video.

I primi film ad essere stati distribuiti sono Ripper - Lettera dall'inferno, Talos - L'ombra del faraone e Natural City. La Moviemax ha avuto il merito di aver distribuito e fatto conoscere il film di Richard Kelly Donnie Darko, divenuto in seguito un film di culto.[1] Tra gli altri film distribuiti Ghost Son di Lamberto Bava e Alpha Dog di Nick Cassavetes. Nel 2007 la Moviemax si cimenta nella produzione cinematografica, co-producendo Piano 17 dei Manetti Bros., e producendo interamente Nero bifamiliare, esordio alla regia del cantautore Federico Zampaglione.

Nel 2004 la Moviemax viene acquistata per il 51% dalla Mondo Home Entertainment, importante casa di distribuzione home video.

Il 23 giugno 2011 Mondo Home Entertainment acquista la restante parte di Moviemax, diventandone quindi titolare al 100%.

Nel febbraio 2012 Mondo Home Entertainment viene rinominata Moviemax Media Group.

Il 10 gennaio 2015 il tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento della Moviemax Media Group.[2]

Nel 2023 Notorious Pictures ha acquisito i diritti su alcuni titoli del catalogo Moviemax e ha annunciato di volerli redistribuire nelle sale cinematografiche.

Distribuzione

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  1. ^ Adriano Aiello, Donnie Darko e il futuro della Moviemax, su movieplayer.it, 25 novembre 2004. URL consultato il 5-2-2016.
  2. ^ Moviemax Media Group: Tribunale Milano dichiara fallimento, su finanza.lastampa.it, LaStampa.it, 10 gennaio 2015. URL consultato il 5-2-2016.

Collegamenti esterni

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