Randolph Frederick Churchill

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Randolph Frederick Churchill
Randolph Frederick Churchill durante la Seconda guerra mondiale

Parlamentare del Regno Unito per il Collegio di Preston
Durata mandato29 settembre 1940 –
5 luglio 1945
ContitolareEdward Cobb

Dati generali
Prefisso onorificoonorevole
Partito politicoConservatore
UniversitàEton College
Christ Church, Oxford
Randolph Frederick Churchill
NascitaLondra, 28 maggio 1911
MorteEast Bergholt, 6 giugno 1968
Dati militari
Paese servito Regno Unito
Forza armata British Army
Unità4th Queen's Own Hussars
Queen's Royal Irish Hussars
Anni di servizio1938 - 1961
GradoMaggiore
GuerreSeconda guerra mondiale
CampagneCampagna del deserto occidentale
Fronte jugoslavo (1941-1945)
DecorazioniMembro dell'Ordine dell'Impero Britannico
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Randolph Frederick Edward Spencer Churchill (Londra, 28 maggio 1911East Bergholt, 6 giugno 1968) è stato un ufficiale, giornalista e politico britannico.

Randolph Churchill insieme al celebre padre e al figlio Winston jr.

Egli era figlio dello statista britannico Winston Churchill (18741965) e della sua consorte Clementine Hozier (18851977).

Giovinezza ed educazione

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Educato ad Eton College ed al Christ Church College di Oxford, divenne giornalista.

Nel 1931 condivise l'appartamento di abitazione con il poeta inglese John Betjeman.

Randolph Churchill sposò in prime nozze, il 4 ottobre 1939, Pamela Digby (1920-1997)[1], dalla quale ebbe un figlio, Winston (1940-2010), e dalla quale divorziò nel 1945.

Sposò successivamente in seconde nozze June Osborn, dalla quale ebbe una figlia, Arabella Churchill (1949-2007).

Seconda guerra mondiale

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Durante la seconda guerra mondiale servì nel reggimento che era stato quello del padre Winston, il 4° Ussari della Regina, e fu aggregato per un certo periodo di tempo al reparto di nuova formazione Special Air Service (SAS), accompagnandone il fondatore, colonnello David Stirling, in numerose missioni dietro le linee nemiche nel deserto libico.

Nel 1944 andò in Jugoslavia in una missione diplomatico-militare, quale parte del contingente inglese di aiuto ai partigiani iugoslavi. Lui ed Evelyn Waugh giunsero il 10 luglio di quell'anno a Vis, ove incontrarono Tito che vi aveva trasferito il suo quartier generale dopo aver rischiato di essere catturato o ucciso dai tedeschi a Drvar nel corso dell'Operazione Rösselsprung. Il compito principale di Churchill era di accertarsi chi, tra i partigiani guidati dal comunista Tito e i cetnizi di Draža Mihailović, in teoria l'esercito al servizio di re Karađorđević, rifugiato a Londra, fosse l'effettivo "soggetto" armato antinazifascista. Nel settembre Churchill e Vaugh conclusero la loro missione in Tuposko.[2][3]

Una volta rientrati in GB, Winston Churchill, informato l'alleato statunitense, smise di inviare aiuti e mezzi al Mihailović e cominciando a indirizzarli ai partigiani di Tito, riconoscendo loro lo status di "alleati", e Josip Broz quale legittimo capo della resistenza jugoslava.

Durante il servizio militare Randolph raggiunse il grado di maggiore.

Carriera politica

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La carriera politica di Randolph Churchill, come quella del figlio Winston, non vide il successo né di quella del padre, Winston Churchill, né di quella del nonno Lord Randolph Churchill. Nelle elezioni generali che si svolsero in Inghilterra nel 1935 egli si candidò delle file del Partito Conservatore come indipendente, causando un temporaneo contrasto con la politica del padre. Nelle elezioni straordinarie del 1936 si schierò contro la coalizione denominata National Government, il cui candidato al governo era Malcolm MacDonald. Durante la seconda guerra mondiale divenne membro del Parlamento per il collegio di Preston, sostituendo il primo eletto che aveva lasciato vacante il posto, ma perse il seggio nelle elezioni generali del 1945. In ciascuna delle successive elezioni cui si presentò fu bocciato.[4]

Randolph fu spesso descritto come la pecora nera della famiglia Churchill: irascibile, con un pessimo carattere e con seri problemi di alcolismo. Tuttavia egli aveva ereditato dal padre l'inclinazione per la letteratura e si creò una carriera propria in questo campo. Egli iniziò nel 1966 una biografia ufficiale del padre, ma arrivò a terminarne solo i primi due volumi prima di morire.[5] Scrisse anche un libro autobiografico dal titolo Twenty-One Years (ventuno anni).

Il padre aveva rifiutato la Parìa alla fine della seconda guerra mondiale e di nuovo al momento del suo ritiro a vita privata nel 1955 (quando gli fu offerto il titolo di Duca di Londra), così da non compromettere le possibilità di carriera politica del figlio, poiché fin dal 1911 il Primo Ministro veniva tradizionalmente scelto fra gli eletti alla Camera dei comuni. Se egli avesse infatti accettato la parìa, il figlio sarebbe dovuto necessariamente spostarsi alla Camera dei lord alla morte del padre, poiché egli sarebbe divenuto il 2º Duca di Londra. (Nel 1963 i pari di parìa ereditaria potevano disconoscere il loro titolo, sebbene l'unico che lo abbia fatto per diventare Primo Ministro fu Sir Alec Douglas-Home)

Ultimi anni e morte

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Egli ebbe inoltre nel corso degli ultimi venti anni della sua vita una relazione con Natalie Bevan (nata Ackenhausen), la moglie dell'amico e vicino di casa Bobby Bevan, un pubblicitario figlio del noto pittore inglese Robert Bevan.[6]

Randolph Churchill morì di attacco cardiaco all'età di 57 anni. La sua salma fu tumulata insieme a quella dei suoi genitori e fratelli nella chiesa di San Martino a Bladon presso Woodstock nell'Oxfordshire.

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
John Spencer-Churchill, VII duca di Marlborough George Spencer-Churchill, VI duca di Marlborough  
 
Lady Jane Stewart  
Lord Randolph Spencer-Churchill  
Lady Frances Anne Vane Charles Stewart, III marchese di Londonderry  
 
Lady Frances Vane-Tempest  
Sir Winston Spencer-Churchill  
Leonard Jerome Issac Jerome  
 
Aurora Murray  
Jennie Jerome  
Clarissa Hall Ambrose Hall  
 
Clarissa Willcox  
Sir Randolph Spencer-Churchill  
James Hozier William Hozier  
 
Helen Roberton  
Sir Henry Montague Hozier  
Catherine Margaret Feilden William Feilden  
 
Mary Haughton Jackson  
Clementine Hozier  
David Ogilvy, X conte di Airlie David Ogilvy, IX conte di Airlie  
 
Clementina Drummond  
Lady Blanche Oglivy  
Lady Henrietta Blanche Stanley Edward Stanley, II barone di Alderley  
 
Lady Henrietta Maria Dillon-Lee  
 
  • What I Said About the Press (1957)
  • The Rise and Fall of Sir Anthony Eden (1959)
  • Lord Derby: King of Lancashire (1960)
  • The Fight for the Tory Leadership (1964)
  • Winston S Churchill: Volume One: Youth, 1874–1900 (1966)
  • Winston S Churchill: Volume One Companion, 1874–1900 (1966, in due parti)
  • Winston S Churchill: Volume Two: Young Statesman, 1901–1914 (1967)
  • Winston S Churchill: Volume Two Companion, 1900–1914 (1969, in tre parti. Pubblicato postumo con la collaborazione di Martin Gilbert, che scrisse anche i successivi volumi della biografia)
Membro dell'Ordine dell'Impero Britannico - nastrino per uniforme ordinaria
  1. ^ Nota in Italia per la sua burrascosa ed intensa relazione sentimentale con Gianni Agnelli, durata dal 1948 al 1952
  2. ^ Sulla esperienza vissuta fu scritto un rapporto dettagliato sulle persecuzioni del clero da parte di Tito. Esso fu tenuto celato dall'allora Ministro degli Affari Esteri (Foreign Office) Anthony Eden, che cercò persino di screditare Waugh, allo scopo di evitare l'imbarazzo che avrebbe creato nei rapporti diplomatici con Tito, che era visto allora come un prossimo alleato dell'Inghilterra ed ufficialmente quindi un “amico”.
  3. ^ Vedi:
    • Christopher Sykes, Evelyn Waugh - a Biography.,Collins, Londra, 1975, p. 273
    • Michael Davie (ed.), The Diaries of Evelyn Waugh, Penguin, 1982. (Articoli da marzo fino a settembre 1944)
  4. ^ Risultati delle elezioni generali nel Regno Unito del 1951 (in lingua inglese), su psr.keele.ac.uk. URL consultato il 9 febbraio 2009 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2009).
  5. ^ La biografia fu completata e pubblicata postuma da Sir Martin Gilbert
  6. ^ Anita Lesile, Cousin Randolph – Life of Randolph Churchill, 1985. Vedi anche: Jonathan Aitken, Heroes and Contemporaries, 2006, pagg. 36-37

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Collegamenti esterni

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